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La dissoluzione della Jugoslavia e il ruolo della diplomazia italiana

3 giugno 2015
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Pierluigi Sabatti e Ambasciatore Alessandro Grafini

Il socio Alessandro Grafini ed il giornalista  Pieluigi Sabatti ci hanno regalato una serata di grande interesse sulla dissoluzione jugoslava, tema ancora attuale dopo quasi un quarto di secolo.

L’incontro del Lions Club Trieste San Giusto di venerdì 29 maggio è stato dedicato al tema “La dissoluzione della Jugoslavia e il ruolo della diplomazia italiana” relatore il socio, ambasciatore Alessandro Grafini, che ha retto le sedi di Vienna, Sofia e Zagabria, e, agli inizi degli Anni Novanta, era vicecapo di gabinetto del ministro degli Esteri Gianni De Michelis. In questa veste ha seguito da vicino la dissoluzione della Repubblica Federativa.
I fattori che hanno portato alla fine del vicino Paese – ha spiegato – sono stati la morte di Tito, avvenuta nel 1980, senza che ci fosse un leader carismatico a succedergli; la caduta del muro di Berlino e quindi la fine del comunismo; la leadership di Milosevic che voleva imporre la supremazia serba, e, infine, la volontà di staccarsi dalla Federazione di Slovenia e Croazia.
A queste spinte disgregatrici l’architettura costituzionale varata nel ’74 da Tito, con la presidenza collegiale ed ampie forme di autonomia della singole repubbliche, non ha retto. Dopo le elezioni pluripartitiche in Slovenia e Croazia e i referendum con i quali i due Paesi hanno votato la secessione sono cominciate le ostilità: la breve guerra con Lubiana (dieci giorni) e quelle più lunghe e sanguinose con la Croazia e in Bosnia-Erzegovina.
In questo quadro la diplomazia italiana ha avviato incontri con i principali protagonisti della vicenda, che Grafini ha visto da vicino. Stimolato dalle domande del giornalista e scrittore Pierluigi Sabatti, che aveva seguito la situazione per il quotidiano “Il Piccolo”, Grafini ha descritto il presidente sloveno Milan Kucan, “il più intelligente e diplomatico”; quello croato, Franjo Tudjman “uno storico mediocre, freddo e arrogante” e Slobodan Milosevic. “Quest’ultimo ha rivelato i suoi veri piani – ha raccontato Grafini – quando ha parlato di indire un referendum sulla Federazione coinvolgendo tutti gli abitanti del Paese, sapendo bene che i serbi erano l’assoluta maggioranza, 12 milioni su 22, e che quindi avrebbe vinto la sua ipotesi di Federazione”. Fu questo a convincere il ministro De Michelis che non restava che riconoscere l’indipendenza di Slovenia e Croazia. Grafini ha rivelato anche gustosi retroscena di questi incontri, alcuni dei quali coperti dal segreto, come quello con Kucan a Venezia.
Poi la diplomazia italiana ha ceduto il passo a quella dell’Unione Europea, anche se ha continuato a monitorare la situazione. E l’ambasciatore ha raccontato altri particolari sconosciuti, come l’intervento su Tudjman perché non mandasse a combattere in prima linea gli appartenenti alla minoranza italiana, che lui detestava. E su Milosevic perché non attaccasse l’Istria, minacciandolo di gravi ritorsioni se l’avesse fatto.
Poi l’ambasciatore e Sabatti hanno ripercorso le tappe successive dell’ultima guerra balcanica fino al trattato di Dayton che ha messo fine alla carneficina in Bosnia Erzegovina.
Sono stati dunque analizzati e approfonditi molti aspetti che la stampa mai ha riportato
Una serata interessante alla quale sono seguiti molti interventi dei soci ai quali Grafini e Sabatti hanno esaurientemente risposto riscuotendo il meritato applauso.

Alcuni approfondimenti tratti dal Web

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