Il restauro di quattro ritratti della famiglia Bonomo
Dopo lo svolgimento dell’assemblea dei soci, che ha nominato Presidente e Consiglio direttivo per il prossimo anno, abbiamo avuto come gradite ospiti la dott.ssa Michela Messina, Conservatore del Museo Sartorio, e la dott.ssa Giovanna Nevyjel, restauratrice, che ci hanno illustrato il restauro di quattro ritratti settecenteschi della famiglia Bonomo, nostro service dello scorso anno. Nella relazione a due voci si è parlato degli aspetti tecnici del restauro e della storia dei Bonomo, illustre casata della Trieste antica.
I Bonomo erano una delle tredici casate riunite nella confraternita delle cosiddette Tredici Casade, famiglie patrizie che, secondo la tradizione cittadina, si riunirono già nel 1246 nella Confraternita Nobiliare di San Francesco. Al di là dei profili storiografici e delle discussioni sull’esatta consistenza giuridica del patriziato triestino medievale, le Tredici Casade sono divenute, nell’immaginario storico e culturale della città, il simbolo della Trieste antica, delle sue radici civiche e del suo ceto dirigente di antico regime.
La casata dei Bonomo, feudataria di San Dorligo e San Giuseppe della Chiusa, fu tra le più illustri e note della tradizione triestina. Nei secoli espresse uomini d’arme, di chiesa e di governo, e annoverò figure di primo piano come Pietro Bonomo, vescovo di Trieste, consigliere imperiale e umanista, e Andrea Giuseppe de Bonomo-Stettner, studioso e collezionista. A lui si lega anche la memoria di Villa Bonomo sul colle di Terstenico, oggi Monte Radio, e della stessa via Bonomea, aperta nel 1779 per collegare più agevolmente la residenza alla città. La famiglia si estinse poi nella seconda metà dell’Ottocento, ma il suo nome è rimasto profondamente inscritto nella topografia e nella memoria di Trieste.
A questa storia appartengono anche i quattro ritratti settecenteschi restaurati grazie al nostro service con il contributo della dott.ssa Michela Messina, Conservatore del Museo Sartorio, e alla dott.ssa Giovanna Nevyjel, restauratrice. Le opere raffigurano Francesco Saverio de Bonomo, colonnello del Genio militare austriaco, la moglie Elisabetha Graziani von Treuenbach, il figlio Cristoforo Pietro de Bonomo, cesareo-regio Commissario di guerra a Graz e Commissario generale della Marina austriaca per il Litorale triestino, e la consorte Ernestina de Linck. Appartenenti a un ramo cadetto della famiglia, i dipinti sono pervenuti nel 1921 alle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte.
Attribuibili a un pittore austriaco e probabilmente eseguiti poco dopo il 1780, questi ritratti colpiscono per la qualità della resa fisiognomica e per l’attenzione ai dettagli: gli abiti maschili dichiarano il rango sociale degli effigiati, mentre nelle figure femminili emergono con particolare evidenza le pettinature in voga nell’Europa del tempo, dal pouf alla coiffure à l’enfant. Si tratta quindi non solo di immagini di famiglia, ma di veri documenti visivi di costume, status e sensibilità culturale nella Trieste del tardo Settecento.
L’intervento, realizzato da Nevyjel Restauri d’Arte di Trieste sotto la supervisione della SABAP Friuli Venezia Giulia, ha riguardato quattro dipinti a olio su tela di piccolo formato e le rispettive cornici dorate. Le opere presentavano depositi di polvere, sporco incoerente e piccole lacune diffuse. Il restauro ha previsto la pulitura superficiale della pellicola pittorica, la stuccatura delle mancanze con materiali tradizionali, il ritocco pittorico con pigmenti a vernice, la pulitura e il consolidamento delle cornici, nonché la sostituzione di alcuni vecchi fissaggi metallici con soluzioni più rispettose dell’integrità dei manufatti. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli elementi cartacei e alle iscrizioni presenti sul retro dei telai, conservati quali preziose testimonianze materiali della storia delle opere.
Con questo service, il nostro sodalizio ha voluto contribuire in modo concreto alla tutela del patrimonio cittadino: restituire leggibilità e dignità conservativa a questi ritratti significa infatti restituire alla comunità un frammento della sua storia, facendo sì che il passato continui a parlare al presente.

