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Voci dal vicino Oriente

11 settembre 2021

08La prima conviviale del nuovo anno sociale 2021-22 ha visto come ospiti il Dott. Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera e la Dr.ssa Daiana Paoli, Vicecaporedattore di RaiNews24, che hanno tenuto una relazione a due voci dal titolo “Voci dal vicino Oriente”, come la rubrica del Corriere della Sera curata da Antonio Ferrari per capire meglio ciò che succede non lontano da noi.  Numerosi gli argomenti trattati e gli aneddoti raccontati dagli ospiti,  e grande l’apprezzamento dei presenti.

Naturalmente, una attenzione particolare è stata dedicata ai drammatici avvenimenti in Afghanistan.  E’ trascorso poco più di un mese da quando il governo afghano di Ashraf Ghani riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dagli Stati Uniti è collassato in modo repentino e inaspettato e il Paese è piombato sotto il regime talebano.  Alla fine di febbraio dello scorso anno l’amministrazione del Presidente Trump aveva firmato a Doha con i Talebani un accordo titolato “Accordo per portare la pace in Afghanistan” con il quale si legittimava di fatto i Talebani concordando il ritiro completo delle truppe straniere, da concludersi entro la fine di aprile 2021. Che cosa è poi successo è stato ampiamente documentato.  Sui media si sono susseguite, in un crescendo di drammaticità, notizie e immagini terribili:  persone calpestate nel concitamento della folla che tentava di fuggire dalla capitale,  uomini aggrappati ai carrelli degli aerei nel disperato tentativo di fuga, centinaia di persone stipate negli arerei che decollavano.  Resteranno nella memoria le immagini di alcune donne afghane che cercavano di mettere in salvo i loro bambini, passandoli oltre il filo spinato ai militari  e implorandoli di portarli via, consapevoli che probabilmente non li avrebbero più rivisti.  Scegliere di separarsi dal proprio bambino pur di dar loro la possibilità di una vita libera dà la misura della inesauribile capacità femminile di anteporre a tutto il bene dei figli e dell’angoscia e del terrore in cui sono sprofondate le donne afghane: evidentemente, hanno ritenuto che le dichiarazioni del portavoce del nuovo regime, circa il fatto che le donne godranno di maggior tolleranza e apertura rispetto a vent’anni fa non avevano alcune credibilità.  La dimostrazione che che si trattava di menzogne per rassicurare l’opinione pubblica è data dalle notizie presto arrivate di donne che hanno provato a criticare il nuovo regime e sono state umiliate o picchiate pubblicamente, alcune persino uccise.  La condizione femminile in Afghanistan è stata per secoli difficilissima, per effetto di un retaggio culturale – soprattutto religioso – che voleva le donne completamente assoggettate agli uomini. Negli ultimi vent’anni una generazione di ragazze è cresciuta in un mondo completamente diverso da quello conosciuto dai propri genitori. Ora, però, vi è chi testimonia di essere ritornata “in prigione”, in quanto obbligata a rimanere all’interno della propria stanza, senza poter uscire. La speranza è che la comunità internazionale riesca a rimanere informata sull’evoluzione della situazione e – eventualmente – a intervenire.  In questo clima di incertezza, una cosa è sicura: è nostro dovere continuare a parlare dell’Afghanistan per tenere accesi i riflettori sul dramma che la sua popolazione – soprattutto quella femminile – sta vivendo.

Antonio Ferrari, modenese, laureato in ingegneria, è al “Corriere della Sera” dal 1973: prima come inviato speciale, e ora come editorialista e commentatore. Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta si è occupato di terrorismo nero e rosso, in particolar modo delle Br. Amico di Walter Tobagi, suo collega di tante missioni in giro per l’Italia, nel 1980 ammazzato dai terroristi, è stato più volte minacciato. Per oltre due anni ha vissuto con la scorta, quindi è stato spostato agli esteri, come inviato, in particolare nel Medio Oriente, nel Nord Africa e nei Balcani. Sue le corrispondenze da numerosi fronti di guerra. Ha intervistato quasi tutti i leader dell’area. È autore di diversi libri: Morte di un generale (con altri autori, tra cui Giorgio Bocca, Camilla Cederna, Corrado Stajano, Marcello Sorgi, Mondadori 1982); Sami, una storia libanese (Liberal libri 2001); Islam sì, Islam no. Le colpe dei musulmani e le nostre (Le Lettere 2006); 7 aprile (Cleup 2009); Sgretolamento. Voci senza filtro (Jaca Book 2013) e Altalena (Jaca Book 2014). Nel 2017 ha pubblicato con Chiarelettere il romanzo Il segreto.

Daiana Paoli, nata a Trieste, è iscritta all’Abo dei Giornalisti Professionisti dal 2008. Ha lavorato per cinque anni al TGR Veneto (Rai) per poi passare nel 2013 a RaiNews24 come conduttrice e inviata.  Nel 2014 ha vinto il premio nazionale di giornalismo “Ilaria Rambaldi” con la sua inchiesta “I perche’ di un’alluvione”.  Nel 2017 ha ricevuto, insieme ad altri due giornalisti il diploma della 1ª edizione del Premio giornalistico nazionale “Schiena Dritta”; un riconoscimento importante che l’Ordine dei Giornalisti ha deciso di istituire per ricordare il Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il quale fu molto sensibile ai temi della libertà di espressione e di stampa e in diverse occasioni esortò e incoraggiò i giornalisti a “tenere la schiena dritta”.

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