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Incontro con il Prof. Mauro Giacca

13 gennaio 2016
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Prof. Mauro Giacca con Carlo Borghi

Il prof. Mauro Giacca, Direttore Generale dell’ ICGEB (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology) di Trieste ha tenuto una conversazione sulla possibilità di rigenerare un cuore danneggiato.  Il titolo è quello di una famosa canzone dei Bee Gees,  “How to mend a broken heart”,  più che appropriato al tema.

Una serata che ricorderemo a lungo non solo per l’incredibile interesse che il Prof. Giacca ha suscitato con le sue parole, ma anche per l’ingresso nel nostro sodalizio di due socie:  la dott.ssa Fiorella Corradini in Iurcev e l’Avv. Alessandra Molinari.

“How to mend a broken heart”.  Bee Gees,  1971

Viviamo in una società che sta rapidamente invecchiando, e invecchiando porta alla ribalta un problema biologico di straordinaria importanza, ovvero l’incapacità dei molti organi fondamentali del nostro corpo di rinnovarsi nella vita adulta. Non si rigenerano i neuroni della corteccia cerebrale (già oggi, un individuo su tre sopra gli 80 anni è affetto da una demenza), le cellule della retina (più del 30% delle persone sopra i 75 anni soffre di degenerazione maculare legata all’età), le cellule sensoriali dell’orecchio interno (più del 50% delle persone sopra i 75 anni ha un difetto dell’udito), o le cellule beta del pancreas (170 milioni di diabetici al mondo). E non si rigenera nemmeno il cuore. Di fatto, una grande fetta delle malattie cardiovascolari – che rappresentano, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la prima causa di morte al mondo, causando il decesso di una persona su tre – risulta legata proprio all’incapacità del cuore di riparare i danni che subisce. Soffrono oggi di scompenso cardiaco il 2-3% degli individui della popolazione generale, ed il 10-20% di quelli sopra i 70 anni; più della metà dei pazienti muore entro 5 anni dalla diagnosi. Ormai in India e nelle grandi metropoli africane – e l’ICGEB offre una vetrina di osservazione previlegiata in questo senso – si muore e si soffre più di scompenso cardiaco, diabete e sindrome metabolica piuttosto che di malaria o AIDS. La grande sfida delle biotecnologie è proprio in questo contesto. Cellule staminali in grado di proliferare e rigenerare i tessuti perduti, biomateriali per costruire porzioni artificiali di organi che possano essere poi impiantati, frammenti di DNA e RNA iniettati nei pazienti come veri e propri farmaci, per stimolare processi di riparazione endogena nei tessuti, sono soltanto alcune delle prospettive per la medicina del futuro.
In particolare, da qualche anno sappiamo che il nostro DNA, oltre a contenere i geni che codificano per circa 20mila proteine diverse, comprende anche qualche migliaio di geni che producono dei filamenti di RNA deputati a funzioni di regolazione. La scoperta di questi microRNA e del loro meccanismo di azione ha valso ai suoi scopritori, i ricercatori americani Andrew Fire e Craig Mello, il premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 2006.
Nei laboratori dell’ICGEB abbiamo scoperto che alcuni di questi microRNA sono in grado di stimolare la proliferazione delle cellule contrattili cardiache. Il passaggio sperimentale successivo è stato quello più ambizioso, ovvero quello di capire se i microRNA identificati fossero anche in grado di promuovere la riparazione del miocardio dopo un infarto. Di fatto, questo è stato proprio quello che è avvenuto quando i microRNA sono stati direttamente iniettati nel cuore infartuato.
Questi risultati sembrano particolarmente incoraggianti, soprattutto perché i microRNA che abbiamo identificato potrebbero essere direttamente utilizzati come degli innovativi farmaci genetici. Per raggiungere questo obiettivo è necessario ora verificare la loro efficacia in altri modelli animali e verificare i possibili effetti collaterali che potrebbero conseguire alla loro somministrazione. Pur essendo la strada da percorrere ancora molto lunga prima di giungere alla sperimentazione clinica, il traguardo della rigenerazione cardiaca, che fino a pochi anni fa appariva del tutto irraggiungibile, almeno appare oggi ragionevolmente perseguibile.

Mauro Giacca
16 gennaio 2016

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