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Il bullismo

30 gennaio 2020
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Il Presidente consegna il guidoncino a Erika Jakovcic

“Un calcio al Bullismo” è stato il tema di studio nazionale per l’anno 2019-2020.

Tema di grande attualità, che ha preso forza nel mondo giovanile e che tende a colpire individui fragili, che non hanno la forza/capacità di difendersi. Per comprenderne i diversi aspetti abbiamo avuto gradita ospite la Dott.ssa Erika Jakovcic, psicologa e consulente del Tribunale.

Il fenomeno del bullismo oggi ha assunto molta più rilevanza rispetto al passato e questo ci ha permesso di studiare e, quindi, far conoscere le cause e le conseguenze, di segnalare ai genitori l’importanza della conoscenza informatica e del suo controllo e di rendere note informazioni sulla responsabilità giuridica dei minori che compiono atti di bullismo, oltre che sulle difficoltà che si trovano a dover affrontare le vittime.
Ripercorrendo le tappe della nostra crescita, possiamo renderci conto che il fenomeno del bullismo è sempre esistito ma era visto come un normale processo di crescita e di maturazione, ritenendolo un modo per formare e rafforzare il proprio carattere. Oggi, però, il fenomeno ha assunto connotazioni diverse, in quanto è visto come un campanello d’allarme, una forma di aggressività che i ragazzi usano per esternare i disagi che non riescono a manifestare in maniera diversa, rivolgendo la loro rabbia verso coloro che identificano come più deboli, mostrando così le loro carenze sia da un punto di vista sociale, che psicologico, emotivo, affettivo e relazionale.
Se queste difficoltà non vengono tempestivamente risolte, i futuri adulti potrebbero portare con loro numerosi problemi irrisolti, difficoltà relazionali e malesseri psicologici; i bulli potrebbero avvicinarsi a comportamenti criminali, passando da “semplici” danni all’altrui proprietà fino ad arrivare a veri e propri reati, convinti che attraverso l’uso della violenza si possa ottenere più facilmente ciò che si desidera.
Le vittime, invece, avranno difficoltà a far rispettare sé stessi e le loro idee, non riusciranno ad essere forti, e a non farsi sopraffare dagli altri; potrebbero continuare ad essere vittime anche in futuro, subendo il “mobbing” (persecuzione sul posto di lavoro) dai colleghi.
L’emergenza del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, secondo diversi studi, è piuttosto radicato in ambito scolastico: è infatti a scuola che i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo, dando inizio al loro percorso di crescita lontano dalla famiglia, ed è lì che si trovano ad interagire con soggetti simili o diversi da loro per condizioni economiche, razza, religione, sesso. Queste interazioni possono creare delle asimmetrie nei rapporti e nella gestione delle reti amicali.
Spesso gli eventi aggressivi tendono ad essere sottovalutati, ad essere visti come “ragazzate”, senza considerare il profondo disagio che creano nella persona che li subisce, che non si sente aiutata, protetta e capita.
Questo porta la vittima ad isolarsi, a manifestare diversi disagi, come rifiutarsi di andare a scuola o presentare disturbi psicosomatici (mal di pancia, di stomaco, mal di testa), fino all’abbandono scolastico, a causarsi lesioni fisiche o, in casi estremi, arrivare al suicidio.
È importante che genitori e insegnanti siano in sinergia per lottare insieme contro queste forme di violenza, per contrastare il fenomeno prima che si sia radicato e che diventi più difficile da gestire. Gran parte della responsabilità educativa ed informativa, infatti, è affidata a genitori ed insegnanti.

Essere dei genitori di un figlio che diventa vittima o bullo può capitare a chiunque, spesso dipende dalle condizioni sociali e familiari, a volte è una questione caratteriale, altre dipende dal gruppo in cui il ragazzo si inserisce e con cui intrattiene rapporti sia dentro che fuori dal contesto scolastico.
Gran parte del ruolo di educatore spetta alla famiglia ed alla scuola, che hanno il compito di seguire ed indirizzare il minore quando manifesta comportamenti violenti o quando manifesta disagi, spingendolo verso atteggiamenti più motivanti e soprattutto senza mai sminuire il problema, sia nel caso della vittima che del bullo.
La conoscenza e divulgazione del fenomeno oggi, permette di poterlo affrontare in modo sereno e preventivo, iniziando da un contesto familiare rassicurante, protettivo e che rafforza le capacità personali del ragazzo e dove si possono identificare i disagi manifestati in seguito ad episodi di bullismo (insonnia, sbalzi d’umore, paure e rifiuto di andare a scuola), e passando alla scuola,  dove il ragazzo passa la maggior parte del suo tempo e dove gran parte dei comportamenti violenti vengono fuori. Importante è la collaborazione del sistema scuola-famiglia, così che si possa identificare il fenomeno e contrastarlo, per permettere ai ragazzi di vivere la loro adolescenza e il loro futuro in modo sereno e gratificante.

Tratto da “Bullismo. Manuale per genitori” a cura di Teresa Perri,  assistente sociale.

La storia dell’ex bullo laureatosi alla Cattolica di Stefano Gramellini

 

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